Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Comparatea - Area Ugrofinnica

Percorsi italo-ungheresi


Come informazione preliminare circa le attività di studio 'extra' (conferenze, workshop, seminari, case studies, lavori 'sul campo', ecc.) e gli eventi culturali dell'Area ugrofinnica, si suggerisce di consultare con sistematicità la pagina dedicata ai Seminari Ugrofinnici
Per chi, da cittadino italiano, decide di intraprendere un percorso universitario incardinato sugli studi italo-ungheresi, attualmente lo fa senza aver avuto esperienze scolastiche sistematiche che avessero come oggetto la lingua ungherese e la cultura, la storia, l’arte o la scienza prodotte e diffuse in questa lingua. D’altre parte, un insieme di ricche e intime connessioni, variamente elaborate negli anni dello studio primario e superiore, lo legano alla propria lingua madre italiana. Si muoverà, quindi, verso l’universo linguistico ungherese con la sensazione di avere a disposizione uno spazio aperto all’infinito, al meraviglioso, al diverso che attrae e appassiona e, contemporaneamente, di doversi spingere a trovare la chiave di questa nuova intimità promessa.

Il Viaggiatore nel mondo del patrimonio culturale italo-ungherese vorrà dunque costruire (ricostruire?) una relazione intima con questo mondo che, nella sua percezione ambientale, appare allo stesso tempo locale e globale, europeo e ‘mondializzato’, reale e virtuale. Supponiamo che lo faccia con l’attenzione, la competenza e l’ingegno di un antico artigiano toscano, la cui figura vive e opera in lui con la forza e nitidezza della sua memoria culturale italiana. Proponiamo allora, qui, un primo itinerario virtuale, a  carattere turistico-culturale, adatto ad affrontare un viaggio lungo e tortuoso, attraverso le opportunità e le difficoltà che possono nascere avvicinandosi alla realtà ungherese. Quel che qui si offre è, dunque, una sorta di vademecum in cui Studenti-viaggiatori ormai in possesso di esperienze solide mettono a disposizione un insieme di informazioni e riflessioni a partire da luoghi comuni e da immagini consuete, per giungere infine agli aspetti culturali più autentici del paese e della sua gente.

Prima della partenza forniremo alcune indicazioni preliminari per mettere in luce una serie di contrasti tipici di cui vive l’Ungheria di oggi. Lo faremo, in fin dei conti, anche per porre dei limiti ‘naturali’ al nostro viaggio che, ovviamente, non potrà, e neppure vorrà, essere esaustivo, che sarà quindi aperto nei confronti delle esperienze singole che ci auguriamo infinitamente ricche, autentiche, profonde. L’itinerario viene proposto su uno dei supporti virtuali oggi più usati: la rete. Cosicché indicazioni e buone pratiche per la partenza, insieme con proposte e resoconti di viaggi effettuati, e insieme con materiali variamente utilizzabili per una costante riflessione, potranno essere inseriti nella pagina web dedicata creando un libro di viaggio collettivo. Nel corso dei prossimi mesi, dagli otto Studenti-viaggiatori italo-ungheresi fiorentini, nel 2007/2008 presenti a Budapest, ci giungeranno in effetti proposte di integrazioni, repertori di esperienze, segnalazioni linguistico-culturali di vario genere.

Entriamo nel vivo. Tra gli aspetti più interessanti che l’Ungheria presenta al suo ospite c’è il rapporto esistente tra Budapest, la capitale, e il resto del territorio, evidenziato nella dicotomia pesti (di Budapest) – vidéki (della provincia), dove la grande città appare come il cuore della vita culturale ed economica del paese e la provincia come la depositaria delle radici più profonde della gente ungherese per cultura e, in maggioranza, per lingua. Nel viaggio, che qui simuliamo, cercheremo di rimanere ‘neutrali’ rispetto all’opposizione pesti-vidéki, sebbene non si potrà non pagare un minimo scotto alla circostanza che la città accoglie un quinto della popolazione ‘ungherese d’Ungheria’.  

Quest’ultima espressione è indicativa del modo di sentire della gente: rimanda a uno degli argomenti più frequenti nei discorsi quotidiani, nei media e nella stessa comunicazione politica, che allude al fatto geopolitico dei circa cinque milioni di ungheresi che vivono al di fuori dei confini dell’odierna Repubblica d’Ungheria, costituita da circa dieci milioni di cittadini. La dinamica tra ‘dentro’ e ‘fuori’, nella misura del tre a uno, per essere compresa nelle sue usanze e influenze culturali e politiche, richiede studi approfonditi. I primi dati utili per la conoscenza: tanti gli ‘esclusi’ nei trattati di pace seguiti alla prima guerra mondiale, tanti gli ‘espatriati’ e gli esiliati (e autoesiliati) nel susseguirsi dei cambiamenti politici lungo il Novecento; situazioni tuttora particolarmente complesse in alcune regioni di confine, ancora con notevoli livelli di conflittualità tra le comunità di lingue diverse; problemi politici e culturali sotto vari aspetti per le numerose comunità etniche presenti in Ungheria, tra cui anzitutto la comunità dei rom.

Tra le diverse immagini che l’Ungheria nel suo insieme alimenta ve ne è una che, forse, si presenterà al Viaggiatore alle prime esperienze come quella più ricca di stimoli a riflettere e a proseguire con il viaggio: quella di un’Ungheria che, in qualche modo sempre e comunque, nello spazio storico e nel presente, risulta preferire la cultura (invece che la politica e/o l’economia) quale principale mezzo di connessione tra la sua gente. Sarà dunque un’Ungheria – lo anticipiamo per un’attenta, artiginale verifica individuale – il cui profilo emergerà da un continuo avvicendarsi di esperienze di diaspora, che ‘altrove’ diventano vita in condizione di minoranza, e contatto con altre minoranze che cercano, e spesso trovano, integrazione nel tessuto culturale, sociale e linguistico ‘ungherese’, annullando in parte la differenza tra emigrante e immigrato, minoranza e maggioranza. L’Ungheria facilmente risulterà, allora, un territorio alla cui conformazione storico-culturale – con il suo radicamento in una pluralità di lingue costantemente tese ad operare, ciascuna di esse e tutte contemporaneamente, come lingue quotidiane e letterarie – non potranno che andare strette tutte le interpretazioni tradizionali di confine (geopolitico, sociologico, antropologico, ecc).

Questo primo itinerario – lo ricordiamo: di modalità virtuale e a  carattere turistico – si intende offrire a chi ancora non abbia dimestichezza con la lingua ungherese, o per lo meno non sia ancora in possesso delle conoscenze linguistiche indispensabili per capire e soprattutto per farsi capire, ma abbia comunque deciso di tentare le vie dell’avvicinamento culturale, che nella maggior parte dei casi è l’ostacolo più difficile da superare, soprattutto in contesti sociali non prettamente giovanili o acculturati, nei quali si può sempre virare verso una terza lingua comune. (bt)